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Investitori esteri: opportunità nel non residenziale, ma servono riforme

Gli investitori internazionali credono nell’immobiliare italiano e continueranno a investire nel settore non residenziale nel nostro Paese, ma le potenzialità sarebbero decisamente maggiori in un contesto normativo più favorevole e se si liberassero gli immobili “bloccati” nei portafogli delle banche e nei meandri della pubblica amministrazione. Il Mipim, la maggiore fiera mondiale del real estate in corso a Cannes, lancia questo messaggio all’Italia in vetrina e in cerca di grandi investitori.
La conferenza al Palais des Festivals organizzata da Mipim e Chiomenti Studio legale ha fatto emergere segnali precisi nei confronti degli operatori privati e, soprattutto, del Governo, rappresentato qui a Cannes da Gioacchino Alfano, sottosegretario del ministero della Difesa, che ha ripercorso le principali iniziative messe in campo in tema di attrazione degli investimenti e impulsi al settore immobiliare.
Il dibattito incentrato sul tema “Italian real estate: resilience in Europe” è stato seguito da un’ampia platea di investitori, tra cui big player internazionali e rappresentanti di fondi sovrani asiatici e del mondo arabo. E poiché una fotografia oggettiva riesce sempre più chiara se scattata da un osservatorio imparziale, il vero fulcro della giornata sono stati i ripetuti interventi al dibattito da parte di Olivier de Poulpiquet, chief executive officer e chief investment officer di Morgan Stanley real estate investing, che da Singapore sovritende all’attività immobiliare del colosso degli investimenti Usa e che decide per asset pari a 32 miliardi di dollari investiti in tutto il mondo. «Non ci sono dubbi sul fatto che l’Italia sia in questo momento molto attraente per gli investitori internazionali – spiega infatti de Poulpiquet – e che presenti dei plus rispetto a molti altri Paesi europei. Lo si vede dal volume di transazioni in crescita, dalla sempre maggiore presenza estera e, per quanto ci riguarda, anche dal fatto che non puntiamo su operazioni opportunistiche ma su investimenti di lungo periodo. Tuttavia il mercato dovrebbe ancora crescere molto». Morgan Stanley real estate è presente in Italia da 21 anni consecutivi ed è stata promotrice, proprio sotto la guida di de Poulpiquet, del passaggio del mercato immobiliare italiano da “mattone” a “real estate”.
Ma cosa cerca un investitore internazionale nel Paese in cui vuole investire? «Liquidità, trasparenza, chiarezza delle regole e un’offerta adeguata di asset», risponde il capo del real estate di Morgan Stanley. «L’Italia è migliorata moltissimo sotto diversi aspetti – aggiunge – ma le dimensioni del mercato sono limitate a causa della quantità di asset incagliati nei portafogli delle banche, che hanno appena iniziato a liberarli, e delle amministrazioni pubbliche. E poi, come si ripete da anni, manca la certezza delle regole del gioco». Morgan Stanley ha calcolato che il patrimonio immobiliare italiano in termini di «investible asset» è pari al 4% del totale mondiale, ma le transazioni 2016 rispecchiano solo un peso dell’1,5%: «C’è dunque tutto lo spazio per un raddoppio e oltre», conclude Olivier de Poulpiquet.
Al dibattito hanno partecipato i maggiori player del settore. Manfredi Catella, fondatore, presidente e Ceo di Coima Res (e conosciuto come “l’uomo che ha cambiato lo skyline di Milano, grazie allo sviluppo di Porta Nuova”) ha confermato il grande interesse internazionale per l’Italia, aggiungendo però che sono anche gli imprenditori italiani che devono farsi coraggio e rimboccarsi le maniche. Presenti anche Carlo Puri Negri, presidente di Aedes Siiq, che ha ripercorso la crescita del real estate italiano, Aldo Mazzocco, capo del real estate di Cdp e in fase di passaggio (come anticipato da questo sito ieri) a Generali real estate, Gualtiero Tamburini, presidente di Idea Fimit e Dick Boer, head Corporate finance for European real estate di Kempen.
L’economista Andrea Boltho, direttore di Oxford Economics e professore al Magdalen College, ha tracciato il quadro macro in cui ci muoviamo, evidenziando come l’immobiliare residenziale italiano sia ancora lontano da una vera ripresa e che occorre stare attenti a non lasciarsi illudere da dati sporadici. Michele Scannavini, presidente Ice, rincara la dose circa l’interesse internazioale per le opportunità di investimento nel real estate italiano.
«Invest in Italy, la vetrina lanciata l’anno scorso da Ice e Ance proprio dal palcoscenico di Cannes – spiega Scannavini – sta avendo molto seguito. Dati importanti che sottolineano l’interesse degli investitori, con particolare riferimento agli investitori stranieri che hanno inviato, tramite il portale, più di 200 richieste soprattutto dal Regno Unito, dalla Germania, dalla Spagna, dagli Stati Uniti e dalla Svizzera, oltre alle mille richieste giunte dalle controparti italiane».
Umberto Borzi, partner di Chiomenti studio legale, e Gaetano Scala, responsabile dell’Ufficio nuovi investimenti dell’Agenzia delle entrate, hanno introdotto un’importante novità per i grandi investitori: l’interpello sui nuovi investimenti, grazie al quale gli investitori possono essere certi, per tutta la durata del proprio investimento, del trattamento fiscale pattuito con l’Agenzia delle entrate. Un importante passo in avanti sul fronte della certezza delle regole, partito poco prima della scorsa estate.

 

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